Stampa

Chi siamo

Carisma di fondazione

e fisionomia originaria della Congregazione____________

 

            La Congregazione delle Angeliche di san Paolo, in stretta unione con quella dei Chierici Regolari di san Paolo (i Barnabiti) e di un gruppo di laici (i maritati di san Paolo), fa parte di quel progetto di «riforma-rinnovamento spirituale» ideato da Antonio M. Zaccaria, nel contesto di un cammino ecclesiale condiviso con altre persone, onde rilanciare il “fervor cristiano” nella Chiesa del suo tempo.

            Intuendo l’importanza che alla causa della riforma avrebbe potuto dare un movimento articolato nelle varie componenti del popolo di Dio, il Fondatore concretizzò il suo progetto in forma assai originale, dando vita ad una famiglia spirituale, caratterizzata da sensibilità paolina, composta da sacerdoti viventi in comune e sotto una regola (Chierici regolari), da suore operanti attivamente nel­l'apostolato (le Angeliche di S. Paolo), non segregate nella clausu­ra, e da laici, cooperanti sia sul piano della formazione e della cre­scita spirituale, come sul piano dell'attività apostolica, rispondendo tutti alle sollecitazioni di riforma nella Chiesa pre-tridentina.

Egli aveva intuito la ricchezza irrinunciabile di una comunità che, con le diversità dei carismi, in piena comunione di vita, avreb­be contribuito alla formazione e alla crescita individuale e comune, per trarne energia moltiplicata nell'annuncio della "vivezza spiri­tuale" e dello "spirito vivo dappertutto" (Lett. V).

I tre gruppi, chiamati poi i tre collegi paolini, ebbero come compito "il rinnovamento del fervor cristiano" in una società priva di vitalità spirituale, mortificata dalla tiepidezza e dalla mediocri­tà.

Nel pensiero del comune Fondatore, essi nascono come nuclei apostolici di volontari, convenientemente preparati, disponibili a lavorare per la riforma dei costumi.

 

La Congregazione, delle Angeliche di San Paolo, è giuri­dicamente un istituto religioso di diritto pontificio (riconosciuto con Bolla Pontificia il 15.01.1535), composto da professe con voti semplici perpetui, da juniores e candidate che già hanno intrapreso il curricolo formativo.

Al prenome di Angeliche, affiorato spontaneamente sulle lab­bra della più giovane fra le novizie nel Capitolo del 1536, la cui de­nominazione è stata riconosciuta dalla Chiesa con Bolla Pontificia il 6 agosto 1549, S. Antonio Maria volle aggiungere "di San Paolo", perché ne fosse assorbito lo spirito, come egli carismaticamente lo viveva, trasmettendolo poi a tutti i componenti la triplice famiglia paolina secondo un cammino spirituale ben determinato.

 

La nostra identità____________________________

           Si potrebbe affermare che il cammino spirituale delle Angeliche, ben determinato dal Fondatore sant’Antonio M. Zaccaria, sia contenuto e riassunto a grandi linee nella bellissima Lettera V, come direttiva da seguire nella vita spirituale personale e comuni­taria, compendio di tutti i suoi insegnamenti.

La breve esistenza di sant'Antonio Maria Zaccaria e la sua in­faticabile operosità non gli permisero di stendere, nemmeno in ab­bozzo, le prime Costituzioni, schivo fra l'altro a voler moltiplicare leggi ed imposizioni, fortemente persuaso che "la lettera uccide, ma lo spirito vivifica".

Il contenuto della Lettera, denso di affetto per le sue figlie, fa emergere chiara e distinta la figura, l'identità vera dell'Angelica come egli l'avrebbe voluta, anzi desiderava ardentemente che fos­se, quasi a paragonarla alle prime discepole di Paolo santo, delle quali "un giorno avrebbe fatto santa invidia".

Scritta alla vigilia di Pentecoste del 1537, infervorava le prime Angeliche "per amore del Crocifisso" a cercare soltanto "il puro amore di Cristo, la pura utilità del prossimo, i puri obbrobri e vilipendi di se stesse", corroborando in tal modo i loro spiriti per lanciarle, ormai pronte, alla missione apostolica nelle terre venete insieme ai confratelli Barnabiti.

Nella lettera, soffusa di spiritualità paolina, Antonio Maria voleva quasi dare alle sue figlie un ultimo tocco nel loro perfezionamento spirituale, evidenziando fortemente alcune qua­lità morali che le avrebbe viste gareggiare con le discepole di San Paolo.

 

Così le voleva il Fondatore:

 

* amatrici e desiderose di patire per Cristo;

* capaci di condurre il prossimo al vivo spirito e vero disprezza­to Cristo Crocifisso;

* apostole per rimuovere non solo l'idolatria (...), ma per di­struggere la pestifera e peggior nemica di Cristo Crocifisso... la tiepidità;

* capaci di acquistare tal fermezza e perseveranza negli esercizi spirituali da provare "un fervor stabile, santo, che sempre sorga di acqua viva e gagliardezza nuova";

*...e di perdere totalmente se stesse, "non guardando se non al prossimo posponendo ogni propria utilità", solo "cercando l'altrui guadagno";

* appassionate nella ricerca della scienza della croce, così da giungere alla quiete sull'obbrobriosa croce di se stesse", esortando­le a non temere, perché

* «il dottore della giustizia, della santità, della perfezione, lo Spirito Paracleto... non vi lascerà errare, insegnandovi ogni cosa; non vi lascerà defìcere (venir meno), stando con voi sempre; non vi lascerà aver bisogno, somministrandovi ogni cosa, e maxime (specialmente) dandovi un'eterna quiete (sulla obbrobriosa croce) di voi stesse, ed una vita esemplare (conforme a quella) di Cristo, di modo che potrete dire, come diceva il vostro Padre: <Imitatores nostri estote, sicut et nos Christi» (1 Cor. 4,16; 11,1)".

 

Questa, a grandi linee, l'identità morale, interiore delle An­geliche che non va disgiunta da quella esteriore, vagheggiata anzi tempo da Antonio Maria che, ancora una volta, spronava le sue figlie con l'imperativo:

  • "Spiegate le vostre      bandiere, che presto il Crocifisso vi man­derà ad annunziare la vivezza      spirituale e lo spirito vivo dappertut­to".      (Lett. V).

 

Così preparate nello spirito, Antonio Maria non temette di lanciarle verso la novità di una vita missionaria nel Veneto, dove attuarono un vasto piano riformatore:

"distruggere questa pestifera e maggior nemica di Cristo Croci­fisso, la quale sì grande regna ai tempi moderni: madonna, dico, la tepidità".

 

Allo scopo di percorrere un forte cammino spirituale ascetico, Antonio Maria evidenziava i seguenti punti, come essenza e fonda­mento di ogni spiritualità:

* l'Eucaristia: e la contemplazione dell'Eucaristia, strettamente connessa al mistero del Crocifisso: "il Crocifisso vivo", come egli soleva chiamare l'Eucaristia.

* la Riconciliazione: per estirpare le radici dei vizi.

*la Preghiera, con particolare attenzione all'orazione mentale: ".. che così ragioniate familiarmente - come fareste con me - e con­fabuliate (discorriate) delle vostre cose col Crocifisso, e con quello ve ne consigliate". (Lett. III).)

* un forte impegno ascetico, concretizzato nella penitenza: "quello che vuole diventare spirituale... cominci a tagliare via da sé., un dì una cosa... e l'altro dì un'altra..." Lett.XI).

* lo studio della sacra Scrittura: e "con avidità si dilettino così (talmente) di intenderla e capirla, che abbiano manifesti e aperti i sensi occulti, maxime quelli che sono atti alla instruzione (edifica­zione) dei buoni costumi..." (C. Vili).

* la collazione comunitaria che nella nostra tradizione è uno dei momenti fondanti della comunione di vita, fatto di comunicazione nella fede e verifica del cammino spirituale apostolico e ascetico.

"Nessuno... si sottragga alla Collazione che si farà quotidia­namente in comune almeno per lo spazio di un'ora: nella quale, congregati tutti, conferirete sull'estirpazione delle radici dei vizi, sul modo di acquistare le vere e reali - e non le fantastiche - Virtù, sull'aiuto e Provvidenza di Dio e degli Angeli, sugli inganni diabo­lici, sulla perfezione della vita e sul colmo delle virtù..." (C. IX).

 

Da questi punti essenziali emerge il motivo ispiratore ed il vigore spirituale per un cammino ascetico improntato:

 

  • sulla follia della Croce,      paradosso umano, ma sapienza e potenza di Dio (1 Cor 1,25), capace      di immetterci nel dinamismo della vita nuova;

 

 

* sulla vita fraterna in comune, come anima e luogo che permet­te di crescere in questa esperienza e forza spirituale per testimonia­re il Vangelo e lo spirito delle Beatitudini;

     *sullo stile del nostro operare, fatto di semplicità, di condi­visione spontanea e di apertura agli

altri per "guadagnare tutti a Cristo".

 

            Concludendo

          

            fine specifico della Congregazione è ancor oggi "la rinnovazione del fervor cristiano", mediante un apostolato fonda­to sulla santità; il Fondatore ci ha indicato il mezzo nella docilità all'azione dello Spirito Santo fino ad avere "una vita esemplare di Cristo ad imitazione dei Santi grandi" (cfr. Lett. V).

 

            In sintesi, si potrebbe presentare così la nostra identità:

 

SPIRITUALITÀ’

CRISTOCENTRICA sull’esempio di sant’Antonio M. Zaccaria, ripercorrendo le orme di Paolo   nella duplice dimensione contemplativa e attiva.

 

CARISMA

Rinnovamento del fervor cristiano.

Annuncio della vivezza spirituale e dello Spirito vivo dappertutto.

 

MISSIONE

Vivere ed annunziare con la vita la «vivez­za spirituale» ad un mondo che sta per­dendo il senso di Dio, guardando il CRO­CIFISSO con gli stessi occhi del Fondatore, vivendo con Lui -- vivo nell'Eucaristia — la carità e l'unità, anticipazione della per­fetta comunione che sarà in cielo.

 

SPIRITO DI FAMIGLIA

Coltivare tra consorelle e i membri degli altri due Collegi (Barnabiti e Laici di san Paolo) rapporti di fraternità e di collaborazione, come insegna l’Apostolo e come è tradizione della famiglia zaccariana.

 

RIVISTA DELLA CONGREGAZIONE

Il «SICUT ANGELI” : rassegna quadrimestrale di vita apostolica delle nostre opere.