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Angelica Paola Sfondrati

Angelica Paola Sfondrati
(Giulia Sfondrati Picenardi)
        
(Cremona 1496 - Milano 1575)

 (da “La Famiglia Picenardi” di Giovanni Carlo Tiraboschi)

 Giulia sfondrati nacque in Cremona verso l’anno 1496 e sposò verso l’anno 1515 il Cavaliere Cleto Picenardi di Mantova, essendo intervenuta poco dopo   tale epoca come maritata al matrimonio di Lodovica Torelli, contessa di Guastalla, che si maritò in prime nozze col Sig. Conte Lodovico Stanga della cremonese famiglia tutt’ora sussistente. 

Ebbe dal Sig. Cleto, per quanto si sa, un unico figlio per nome Sigismondo.

Rimase vedova verso l’anno 1530 e poco dopo perdette ancora il suddetto suo figliolo, di cui non si sa se per testamento o ab intestato, fu erede universale.

Lontana Giulia, non dirò dal lusso e dalla femminile vanità, ma persino dagli agi e dai comodi della vita, a’ quali doveva essere avvezza fin dalla nascita, e per educazione, il primo uso che fece della sua eredità fu quello di allontanarla da sé, donandone la massima parte al Signor Senatore e poscia Cardinale Francesco Sfondrati, suo fratello, riservandone la minore da disporre altrimenti, nella quale fu compreso il Palazzo di Mantova, che destinò ad uso Ospitale de’ Poveri, allorché abbandonò quella città e si portò a Milano e qui si pose sotto la spirituale direzione dei tre Fondatori de’ Padri Barnabiti, e particolarmente dell’ottimo Servo di Dio, fin d’allora in gran concetto di santità, Antonio Maria Zaccaria (…) per di cui consiglio entrò nel Monastero pochi anni prima eretto dalle Angeliche di san Paolo, nel quale si tratteneva lunghissimo tempo prima di farsi Religiosa.

Mentre quivi menava una vita mortificata ed esemplare in abito vedovile, e cercava di nascondere agli occhi del mondo le sue cristiane virtù e i suoi meriti, questi più che mai ed a suo dispetto alzavano il grido, ed altrove si propagava.

Quindi verso l’anno 1541, si portò a Verona con la Contessa di Guastalla ed alcune Angeliche, colà chiamate dal Vescovo di quella città, Matteo Giberti , per assistenza ai due ospedali, uno detto della Pietà e l’altro della Misericordia, che col consiglio dei Padri di san Paolo e con l’aiuto delle sue fervorose compagne, santamente riformò con piena soddisfazione di quel grande e zelante Prelato (…).

Ritornò, dopo eseguita una sì importante commissione, a Milano nel suo Monastero di san Paolo, in cui finalmente vestì l’abito religioso l’anno 1555 e fece la sua Professione, assumendo il nome di Paola nel 1562, avendo prima rinunciato ai beni riservatisi nella donazione (…) al Collegio di san Barnaba de’ Chierici Regolari Barnabiti, alla di cui fabbrica e dell’annessa chiesa aveva già prima coi prestati generosi soccorsi di molto contribuito.

Finì di vivere per ultimo l’anno 1575, in età di 79 anni, piena di meriti e in grande odore di santità, aggiungendo così un nuovo e glorioso lustro alle due chiarissime famiglie Sfondrati e Picenardi, alle quali apparteneva.

 Uno storico degno di fede (Merula, «II Santuario di Cremona vol. 1° pag. 393), racconta che S.Antonio M. Zaccaria, celebrando un giorno la santa Messa a Milano in presenza di questa venerabile Madre, si accorse al momento della Comunione che gli mancava un’Ostia. Essendo risulate inutili le sue ricerche per ritrovarla, ne rimase turbato.

Dopo la Messa, il Santo obbligò la sua figlia spirituale a dirgli ciò che era accaduto ed ella, nella sua solita umiltà gli confessò che era stata comunicata per mezzo degli Angeli.