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Madre Armanda Maria Ponsiglione

Madre Armanda Maria Ponsiglione

Pomigliano d’Arco (Napoli) ….. - Roma 29 dicembre 1998

Quarta Superiora Generale della Congreazione


Madre Armanda Maria Ponsiglione           EPILOGO DI UNA VITA VISSUTA NELL’AMORE

"Non v'è amore più grande che dare la vita per i propri amici'

 

Ci sono pagine di vita vissuta che non potranno mai essere pubblicate nella loro completezza: soltanto qualche breve accenno, qualche semplice memoria... il resto segretamente nascosto nel cuore di Dio. (…).

 

Ebbene, a distanza di dieci anni dalla improvvisa scomparsa di Madre Armanda, non si è ancora assopito il ricordo di ciò che Ella è stata per la sua Congregazione, tanto meno il ricordo degli ultimi suoi giorni, che, come un enigma, hanno assillato la nostra mente, senza averne risposta... ancora oggi ci chiediamo il perché di quella fulminea morte.

Proprio in occasione di questo anniversario, vorrei accennare soltanto all'epilogo della sua esistenza, conclusasi in pienezza d'amore, nella donazione più completa a Dio e ai fratelli, perché tutte le sue figlie si impegnino, oggi più che mai, ad accogliere la preziosa eredità da lei lasciata e perché il carisma dell'amore porti alla Chiesa e all'intera umanità tutti i frutti voluti dallo Spirito.

Si, non può essere stato altro che il contagio di un amore illimitato, quello appreso alla scuola di Gesù, a stroncare la vita della carissima nostra Madre e che forse non ha mai avuto una giusta comprensione.

Un episodio analogo, di maggior ampiezza e tragicità era avvenuto nel 1995, quando 6 Religiose "Poverelle di Bergamo" erano state strappate alle loro comuni­tà in Africa dal virus micidiale dell'ebola. Pur sapendo di rimanere contagiate, fino all'ultimo, hanno voluto stare sulla breccia per assistere come infermiere le sorelle che, una dopo l'altra, andarono incontro alla morte, forti nello spirito, serene per aver offerto il meglio di se stesse al loro Signore..

Quante pagine sono state scritte, giustamente... e come la terribile notizia si dif­fuse in un lampo, meravigliando tutti, anche i meno interessati ai problemi religiosi, per l'eroismo di quelle donne che, dopo aver sacrificato la loro giovinezza fra i poveri più poveri dell'Africa, hanno voluto stare accanto alle sorelle colpite dal terribile male ed essere mortalmente contagiate.

Ritornando al nostro racconto che vuol essere solo motivo di gioia anche nel dolore, perché ella già gode la beata eternità, anche se poco conosciu­to nel dipanarsi della sua vicenda, possiamo dire che molte sono state le obiezioni fatte in proposito sull'ultimo suo viaggio in Africa.

- perché non premunirsi prima di partire?!

- era proprio necessario quel viaggio?
-  non è stata la sua una grande imprudenza?!  

Purtroppo, il nostro parlare e pensare è sempre povero e limitato, ben lontano dai progetti che il Signore ha su ciascuno di noi e mentre mi accingo a stendere alcune semplici considerazioni, un passo della 2A lettera di S.Paolo ai Romani mi da conferma del nostro inutile giudicare: "O profondità della sapienza e della scienza di Dio! Quanto sono imperscrutabili i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!" (Rom. 2.33).

Madre Armanda, così prudente in ogni circostanza, si sarà posta certamente alcune impellenti domande; sappiamo che aveva chiesto consiglio a chi solitamente la illuminava sul da farsi e, di fronte al dilemma "correre in aiuto" o "rimandare il viaggio"... non ha esitato a scegliere la "strada dell'amore", cosciente del rischio che avrebbe corso.

Era appena tornata da una visita alle case in Albania, profondendo a piene mani quei tesori di bontà e di amore che il Signore le aveva dato,.quando urgenti telefonate di Madre Elena, Delegata delle nostre Missioni in Congo, l'hanno allertata di una certa situazione piuttosto critica che doveva essere risolta sul posto. [Notizie sicure pervenute da fonti sicure!]

Il tempo stringeva: che fare?! Chi l'ha conosciuta da vicino sa che l'indole della Madre non era di quelle più forti, coraggiose, pronte a superare qualsiasi ostacolo, pertanto si può immaginare quale sia stata la sua titubanza prima di pronunciarsi per l'ultima decisione. Senza dubbio, con spirito grande di fede, vide in quel viaggio ia volontà di Dio, quella volontà che Ella ha sempre cercato di seguire e di far comprendere nel miglior dei modi alle sue figlie.

Così, era partita, in piena salute, per l'ultima sua visita alle consorelle di Murhesa, Kalehe e Kavumu in Congo, dove era attesa come non mai.

Sulla sua permanenza, a quanto dissero le comunità del luogo, tutto era sembrato scorrere normale, nella gioiosa fraternità di un affettuoso incontro fra Madre e figlie e nel disbrigo delle varie operazioni locali.

Anche il ritorno, (13 dicembre 1998) in compagnia di alcuni nostri Padri Barnabiti, non ha dato segni particolari di un certo disagio fisico. Nessuno sa se già la Madre presentisse qualche indisposizione: esternamente palesava solo un poco di stanchezza.

Erano ormai i giorni prossimi al Natale, giorni di intenso lavoro epistolare e... non solo. Anche a Torre Gaia fervevano nella Scuola i preparativi per la grande festa.

Il 21 dicembre, già i sintomi di una certa influenza (?!) si fecero sentire, ma ella non volle privare gli alunni, le famiglie e i docenti del solito affettuoso incontro natalizio. E proprio dalla scenetta allegorica dei bambini della Scuola dell'Infanzia, trasse spunto per stendere in poche righe l'ultima sua circolare da inviare come augurio natalizio a tutte le Consorelle.

Nessuno, nemmeno chi abitualmente le stava accanto, poteva conoscere lo stato d'animo della Madre in quei giorni: tutto sembrava normale, anzi il lavoro che si era accumulato durante la sua assenza non le dava tregua un attimo, né voleva, come suo solito, far pesare la sua fatica sugli altri.

Solo la sera di quel giorno (23 dicembre) cedette alle insistenze delle consorelle, perché si riposasse un poco e si riguardasse meglio dall'influenza che già era in atto. Ma... era davvero stato influenzale il suo?! Come non riconoscere fin da allora i sintomi di quel subdolo male che già la minava e che l'avrebbe portata alla fine?!

Il giorno 26 dicembre fu necessaria un'urgente degenza all'ospedale. Cosciente ormai del male che la stava aggredendo, pregò le consorelle che fosse portata al San Camillo di Torpignattara (Roma), senza alcuna preferenza di sorta: voleva rimanere accanto a M. Celina Bronzo che già si trovava ricoverata in quell'ospedale. Delicatezze di madre! Non avrebbe così procurato doppio disturbo e si sarebbe sentita più vicina alle sofferenze della consorella!

Purtroppo la situazione precipitò velocemente: fu subito sottoposta a varie analisi ed ecografie... la risposta del medico quel giorno comunque fu abbastanza rassicurante "niente di allarmante!" disse. Ma non sarebbe stato così!

In pochi giorni il terribile virus della malaria aveva intaccato mortalmente l'ormai fragile fibra della Madre, lasciandoci tutte in un profondo sgomento.

Ci siamo allora chieste e ci chiediamo nuovamente: come abbia potuto tanto, nella dimenticanza più assoluta di se stessa... non badando al grave pericolo in cui sarebbe incorsa?!

La risposta è presto data... era il suo modo di vivere: lasciarsi completamente afferrare da Cristo, dal suo amore, senza condizionamenti, senza mezzi termini, senza limiti. In una parola.... lasciarsi contagiare dal suo amore.

Non sarebbe arrivata a tanto se ogni giorno non avesse fatto esperienza che la sua era una vocazione privilegiata, quella dell'amore che la spingeva ad imitare Cristo in ogni occasione.

Questa è stata anche la testi­monianza più evidente che ha voluto dare alle sue figlie: conformarsi con Cristo in tutto e per tutto, anche nel dolore, anche nella solitudine in cui, per forza di eventi, venne lasciata nell'ultima sua agonia, lei che era solita accorrere al capezzale di tutte!

Mi vengono alla mente alcune parole del discorso che Giovanni Paolo II ha nvolto alle Religiose e che ben si addicono in questa circostanza: " Noi non possiamo vivere senza amore. Se non incontriamo l'amore, se non lo sperimentiamo e non lo 'facciamo nostro e se non partecipiamo intimamente all'amore, la nostra vita non ha significato. Senza amore rimaniamo incomprensibili a noi stessi" (alle Religiose 07.10.1997 Washington U.S.A.). 

Ormai il meraviglioso mosaico che la divina bontà aveva in lei composto era completo: l'invito sponsale ad entrare a far parte del regno celeste non si fece attendere: "Vieni, sposa fedele, entra nel gaudio del tuo Signore!"

Grazie, ancora una volta ti diciamo, Madre, della testimonianza eloquente di vita religiosa che ci hai lasciato! Abbiamo bisogno di essere contagiate anche noi dal "virus dell'amore" che ha coinvolto in pieno la tua esistenza, per risvegliarci dal torpore di una certa monotonia spirituale e, come te, rispondere pienamente alla costruzione del progetto di amore che il Signore vuole da ciascuna di noi".