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San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo

Arona (Novara) 1538 – Milano 1584
Protettore delle Angeliche di San Paolo

San Carlo Borromeo

           Non si può negare ancor oggi la predilezione che il Santo Arcivescovo ebbe per le Angeliche racchiuse nel Monastero di san Paolo Converso in Milano che amava chiamare “la perla più preziosa della sua mitra” per l’esemplare regolarità della vita religiosa, tanto da scegliere le loro regole, i loro usi e costumi da presentare al Concilio provinciale di Milano e portarli nelle altre comunità religiose come modello da seguire.

Così scrive l’Angelica Paola Antonia Sfondrati nella sua storia manoscritta:

«Per la riforma dei monasteri, S.Carlo si degnò scegliere parecchie delle nostre Madri, in diverse circostanze, per cinque monasteri, tre in città e due fuori della diocesi. Queste scelte affliggevano vivamente la congregazione e si supplicava che questo calice si allontanasse per non berlo. Ma tutto animato da un ardente desiderio di fare del bene al prossimo, di riformare i costumi e ricondurre le anime smarrite, il santo prelato, imponeva la sua volontà con tanta energia che bisognava acconsentire a tutto, e rassegnarsi a tutti i pericoli ed a tutte le fatiche in mezzo a cui si trovano presentemente ovunque le Madri». 

Negli ultimi anni della sua vita, egli si recava spesso al loro monastero e faceva loro pie istruzioni, il più sovente dopo aver celebrato la santa Messa nella loro chiesa.

Queste istruzioni o Sermoni vennero raccolti dalla M. Agata Sfondrati, nipote del Papa Gregorio XIV, che si conservano tuttora nell’Archivio Angeliche di Roma; furono pubblicati per la prima volta a Padova nel 1720

A testimonianza della sua particolare benevolenza, alla sua morte, volle lasciare alle Angeliche un quadro rappresentante il Calvario, dinanzi al quale egli faceva abitualmente le sue orazioni. 

A S. Carlo le Angeliche sono debitrici della redazione definitiva delle loro costituzioni. Quelle po­che regole scritte al principio da S. Antonio Zaccaria, d'accordo colla contessa Torelli, regole a cui si erano accontentati d'aggiungere, secondo le circostanze, osser­vazioni giudicate utili e anche necessarie, avevano bisogno d'una revisione meglio ordinata e con­forme al nuovo stato di cose.

Il santo arcivescovo sol­lecitato spesso dalle Madri di S. Paolo, incaricò il suo discepolo prediletto, il Padre Bascapè barnabita, diventato poi Vescovo di Novara, per quest'opera particolar­mente delicata e quando fu terminata S. Carlo l'ac­compagnò con una lettera in cui si legge questa ma­gnifica testimonianza.

«La congregazione delle Angeliche di S. Paolo, avendo sempre perseverato in tutto il fervore della di­sciplina regolare dal giorno in cui ricevè l'approvazione dal Sovrano Pontefice Paolo III, affinchè in avvenire si mantenga nel retto sentiero della vita regolare, ab­biamo giudicato opportuno di far redigere e stabilire le presenti costituzioni e regole, affinchè queste degne religiose possano aver in un sol volume tutto ciò che hanno praticato fin adesso, almeno le disposizioni più importanti con qualche altra che nel Signore abbiamo creduto bene d'aggiungere».

 

La morte imprevista del Santo Cardinale ritardò la pubblicazione di quelle regole; esse ricevettero la loro sanzione definitiva solo nel 1625, e fu il Cardinale Federico Borromeo nipote e successore di S. Carlo che ottenne dal Papa Urbano VIII il Breve d'approvazio­ne.

Nella sostanza ed in gran parte nella forma, queste costituzioni somigliano molto a quelle dei Chierici Re­golari di S. Paolo. Rendere gloria a Dio, santificarsi con una immolazione costante a Sua Divina Maestà, lavorare al bene spirituale del prossimo con tutti i mezzi in loro potere, tale è lo scopo generale.

La comunione quotidiana introdotta subito all'o­rigine fra esse, dai loro primi direttori spirituali, l'ora­zione mentale almeno un'ora ogni giorno, l'esame par­ticolare e generale, il digiuno ogni venerdì, l'astinenza lutti i mercoledì, questi sono alcuni dei mezzi efficaci adoperati per conservare ed aumentare in loro quella purità di spirito e di corpo che l'Apostolo S. Paolo richiede dalle vergini del Signore e che esprime tanto bene il nome di Angeliche.